《In Vacanza in un VRMMORPG (ITALIAN VERSION)》
Capitolo 1: Source Code
Dopo una lunga giornata trascorsa tra pile di libri polverosi e studenti universitari distratti, Leonardo torn¨° a casa. Il suo piccolo appartamento era ordinato e sobrio, quasi un riflesso della sua personalit¨¤ tranquilla. Pos¨° la borsa su una sedia, poi guard¨° il pacchetto regalo lasciato sul tavolo: il casco VR e la misteriosa sfera metallica che gli erano stati donati quella mattina dalla studentessa.
¡°Non sono mai stato un grande amante dei videogiochi¡¡± mormor¨° tra s¨¦, mentre prendeva in mano la sfera. Era leggera e liscia, con un piccolo pulsante di accensione sul lato. Il casco, accanto a essa, sembrava pi¨´ familiare, simile a quelli pubblicizzati nei negozi di tecnologia.
Si lasci¨° cadere sulla poltrona, osservando il regalo con un misto di curiosit¨¤ e scetticismo. ¡°Beh, suppongo che non mi costi nulla provare,¡± disse con un sospiro. Segu¨¬ le scarne istruzioni contenute nella scatola: ¡°Premi il pulsante di accensione sulla sfera.¡±
¡°Tutto qui?¡± pens¨°, trovando strano che non ci fossero altre indicazioni. Premette comunque il pulsante.
All¡¯improvviso, la sfera inizi¨° a brillare di una luce bianca intensa. Il bibliotecario sussult¨°, sorpreso, mentre la superficie metallica si apriva lentamente, come i petali di un fiore che sboccia.
¡°Ma che diavolo¡¡±
Al centro del fiore robotico, emerse una minuscola figura: una fatina meccanica, perfettamente scolpita, con ali trasparenti che pulsavano leggermente di luce verde. Il suo corpo era una combinazione di metallo lucido e materiali opalescenti, come se fosse stata creata da un artista geniale.
La fatina alz¨° il capo e cominci¨° a parlare, con una voce melodiosa e cristallina. ¡°Salve, ¨¨ un piacere conoscerti! Io sono la tua guida per Source Code.¡±
Il bibliotecario la fiss¨° a bocca aperta. ¡°Aspetta, aspetta¡ Parli?¡± chiese incredulo, alzando un sopracciglio. ¡°Questa ¨¨¡ una bella trovata.¡±
La fatina annu¨¬, svolazzando leggermente sopra il fiore robotico, che ora levitava delicatamente nell¡¯aria. ¡°Oh, certo che parlo! E sar¨° al tuo fianco per tutta la durata della tua esperienza. Prima di iniziare, perch¨¦ non ci presentiamo? Qual ¨¨ il tuo nome?¡±
Il bibliotecario esit¨° per un momento, poi rispose. ¡°Leonardo. Come Leonardo da Vinci.¡±
La fatina fece una piccola piroetta in aria. ¡°Un nome magnifico! Piacere di conoscerti, Leonardo. Io, invece, non ho un nome¡ Ma se vuoi, puoi darmene uno tu.¡±
Leonardo si pass¨° una mano sul mento, riflettendo. Dopo un momento, disse: ¡°Che ne dici di¡ Gelsomina? Mi sembra adatto a una fatina che vive su un fiore.¡±You could be reading stolen content. Head to the original site for the genuine story.
Gli occhi luminosi della fatina si illuminarono ancora di pi¨´. ¡°Gelsomina¡ Mi piace! Da oggi il mio nome sar¨¤ Gelsomina. Grazie, Leonardo!¡±
Leonardo si concesse un sorriso. ¡°Bene, Gelsomina. E ora cosa devo fare?¡±
¡°Prima di tutto, devo scannerizzare il tuo corpo,¡± spieg¨° Gelsomina. ¡°Il tuo avatar avr¨¤ il tuo aspetto reale, anche se potrai scegliere una razza diversa. Posso procedere?¡±
Leonardo annu¨¬, ancora un po¡¯ titubante. La fatina fece un cenno con una mano minuscola e il fiore robotico emise un raggio di luce che lo avvolse dalla testa ai piedi. Dopo pochi secondi, Gelsomina dichiar¨°: ¡°Perfetto! Ora puoi indossare il casco VR e sdraiarti sul letto.¡±
Leonardo segu¨¬ le istruzioni, sistemandosi sul letto e indossando il casco. ¡°E ora?¡± chiese.
¡°Ora chiudi gli occhi e ripeti dopo di me il tuo Source Code, il codice di accesso al tuo account,¡± disse Gelsomina con dolcezza.
Leonardo chiuse gli occhi. Sentiva il cuore battere un po¡¯ pi¨´ velocemente. Ripet¨¦ le parole della fatina, un insieme di lettere e numeri che sembravano casuali ma che suonavano curiosamente armoniosi.
Poi arriv¨° il buio. Una sensazione di caduta nel vuoto lo avvolse, lasciandolo senza fiato. Per un istante, pens¨° di essersi addormentato, ma la voce di Gelsomina ruppe il silenzio.
¡°Benvenuto in Source Code, Leonardo!¡±
Dopo aver riaperto gli occhi, Leonardo si ritrov¨° in piedi in una stanza bianca che sembrava non avere fine. L¡¯ambiente era stranamente calmo, quasi irreale, e per un momento pens¨° di essere ancora immerso in un sogno. La voce cristallina di Gelsomina attir¨° nuovamente la sua attenzione.
¡°Guarda in alto, Leonardo!¡± disse allegra.
Leonardo sollev¨° lo sguardo, ma non vide nulla. Prima che potesse fare qualsiasi domanda, percep¨¬ una leggera pressione sui capelli. Confuso, port¨° una mano alla testa, ma prima di toccarsi, Gelsomina salt¨° gi¨´, atterrando davanti a lui con un¡¯elegante piroetta.
¡°Scherzetto!¡± disse ridendo, il suo viso illuminato da un sorriso malizioso.
Leonardo la fiss¨° per un momento, indeciso se essere divertito o irritato, ma fin¨¬ per sorridere. ¡°Davvero matura come guida, devo dire¡¡± comment¨° con un filo di ironia.
Gelsomina non si lasci¨° intimidire. ¡°Non perdiamo altro tempo! ¨¨ il momento di creare il tuo personaggio.¡±
Leonardo la guard¨° come si guarda una bambina allegra e un po¡¯ capricciosa. Con un sospiro, acconsent¨¬. ¡°Va bene, iniziamo.¡±
Con un movimento fluido, Gelsomina vol¨° gi¨´ dal suo fiore fluttuante, lo impugn¨° come se fosse una torcia, e lo punt¨° verso Leonardo. Dal fiore si sprigion¨° una luce brillante, che proiett¨° davanti a lui una schermata semi-trasparente con una cornice floreale, perfettamente in linea con lo stile della fatina.
Sulla schermata c¡¯era scritto:
Nome:
Leonardo osserv¨° la schermata, poi si volt¨° verso Gelsomina. ¡°Posso usare il mio vero nome, o devo inventarmene uno apposta per il gioco?¡±
¡°Puoi usare il nome che vuoi,¡± rispose la fatina. ¡°Se non fosse disponibile o permesso, la schermata te lo far¨¤ sapere.¡±
Leonardo riflett¨¦. Usare il suo vero nome sarebbe stato troppo banale, e c¡¯era il rischio che qualcuno lo riconoscesse. Doveva gi¨¤ utilizzare il suo aspetto reale; meglio almeno scegliere un nome diverso. Dopo un po¡¯ di indecisione, guard¨° Gelsomina. ¡°Perch¨¦ non mi aiuti tu a scegliere?¡±
La fatina scosse la testa. ¡°No, deve essere una tua scelta. Io non posso consigliarti nulla per la creazione dell''avatar,¡± disse con un sorriso. Poi aggiunse: ¡°Ma¡ sei bello come un elfo. Dove vivo io, si narrano le gesta di un elfo che ha sconfitto un drago e salvato la sua casa. Il suo nome era Aster.¡±
¡°Aster¡¡± ripet¨¦ Leonardo, assaporando il suono del nome. Dopo qualche istante, annu¨¬. ¡°Mi piace. Sar¨° Aster.¡±
Gelsomina applaud¨¬, soddisfatta. ¡°Ottima scelta!¡±
Capitolo 2: Guardiano Botanico dei Boschi
La schermata si aggiorn¨°, mostrando una nuova opzione:
Specie o Interspecie?
Leonardo aggrott¨° le sopracciglia. ¡°Cosa significa?¡± chiese.
¡°Chiedilo alla schermata,¡± sugger¨¬ Gelsomina. ¡°¨¨ sicuramente pi¨´ preparata di me sull¡¯argomento.¡±
Leonardo, ora Aster, si rivolse alla schermata. Subito questa si divise in tre sezioni:
- Nella schermata centrale, rimaneva scritto: Specie o Interspecie:
- Nella schermata di sinistra: Specie Adeva o Specie Adith?
- Nella schermata di destra: Interspecie Adevaith o Interspecie Aditheva?
Confuso, Aster chiese ulteriori spiegazioni. Altre quattro schermate si aprirono, ciascuna collegata a una delle due specie o interspecie. La prima schermata spiegava:
Adeva: Razze disponibili: Elfo, Umano, Nano, o Incrocio Adeva.
Appena vide ¡°Elfo,¡± Aster smise di leggere le altre opzioni e scelse senza esitazione la Specie Adeva.
La schermata successiva lo port¨° alla scelta della razza. Naturalmente, opt¨° per la razza elfica.
Diploma:
Una nuova lista comparve:
- Arti delle Armi
- Arti della Natura
- Arti Divine
- Arti Magiche
- Arti Marziali
- Belle Arti
Aster riflett¨¦ per un momento. Essendo il suo obiettivo godersi una vacanza, scelse ci¨° che pensava potesse essergli pi¨´ utile: Arti Magiche.
Gelsomina si congratul¨° con lui, ma aggiunse: ¡°L¡¯eroe elfo Aster, invece, era diplomato in Arti della Natura.¡±
Sentendo questo, Aster ci ripens¨°. ¡°Posso cambiare la mia scelta?¡± chiese alla schermata.
La schermata torn¨° indietro, permettendogli di modificare la sua decisione. Questa volta, Aster opt¨° per il Diploma in Arti della Natura.
¡°Ottima scelta!¡± esclam¨° Gelsomina. ¡°Ora manca solo l¡¯ultima cosa prima di portarti su Encrypted, il mondo di Source Code.¡±
Aster annu¨¬ e guard¨° l¡¯ultima schermata. Sopra c¡¯era scritto:
Laurea: ...
Aster lesse le lauree una ad una. Avevano tutte a che fare con la natura: Conservatore di Specie Rare, Chiamatore di Bestie, Architetto Ecosistemico, e molte altre, fino a un totale di dodici. Sembravano specializzazioni del diploma, e Aster si prese un momento per valutarle con attenzione.
Si sofferm¨° particolarmente su quelle che, secondo lui, avrebbero potuto rivelarsi utili in una vacanza. Dopo aver riflettuto a lungo e chiesto dettagli a ciascuna schermata informativa che si apriva e si richiudeva davanti a lui, il nome di una laurea gli sembr¨° particolarmente affascinante: Guardiano Botanico dei Boschi. Sembrava una scelta perfetta per qualcuno che voleva esplorare e godersi un mondo incantato senza troppi pensieri.Ensure your favorite authors get the support they deserve. Read this novel on the original website.
Gelsomina osserv¨° curiosa mentre Aster si decideva. ¡°Beh?¡± chiese con un sorriso divertito. ¡°Hai fatto la tua scelta?¡±
¡°Lo far¨° adesso,¡± rispose Aster, e rivolgendosi alla schermata disse con decisione: ¡°Guardiano Botanico dei Boschi.¡±
Non appena pronunci¨° quelle parole, la schermata floreale si illumin¨°, avvolgendolo in una luce calda e pulsante. In pochi istanti, Aster sent¨¬ una leggera pressione alle orecchie e, guardandosi riflesso nella schermata che ora fungeva da specchio, not¨° il cambiamento: le sue orecchie erano diventate lunghe e appuntite, caratteristiche tipiche di un elfo.
¡°Beh, ecco qua. Ora sono un elfo,¡± disse con un tono che oscillava tra l¡¯ironia e il fascino per la trasformazione. ¡°Anche se... sono praticamente identico a prima, a parte queste orecchie.¡±
Gelsomina ridacchi¨°. ¡°Stanno benissimo su di te. Ti rendono ancora pi¨´... elfico!¡± Poi, con una piroetta, torn¨° a fluttuare sopra il suo fiore. ¡°Ora per¨° non possiamo perdere altro tempo! Sei pronto per partire per Encrypted?¡±
Aster fece un respiro profondo, cercando di prepararsi a ci¨° che lo attendeva. ¡°S¨¬, sono pronto.¡±
¡°Allora si parte!¡± esclam¨° Gelsomina con entusiasmo, saltando agilmente sul capo di Aster come suo personale punto d¡¯osservazione. ¡°Dai, pigia Log In sulla schermata!¡± aggiunse, impaziente di iniziare.
Aster fiss¨° la schermata davanti a s¨¦, poi si accigli¨°. ¡°Non vedo scritto Log In.¡±
Gelsomina sbatt¨¦ le palpebre, sorpresa. ¡°Come sarebbe a dire che non lo vedi? Aspetta...¡± Guard¨° anche lei la schermata, ma non trov¨° da nessuna parte la scritta Log In. Dopo qualche secondo di silenzio, incroci¨° le braccia e sbuff¨°. ¡°Ugh, che noia! D¨¬ alla schermata di risolvere.¡±
Aster esit¨° un attimo, poi, senza troppa convinzione, disse alla schermata: ¡°Ehm... risolvi?¡±
Subito, le altre finestre sparirono e al loro posto ne comparve una nuova, pi¨´ grande e luminescente, con al centro la scritta Log In, ben visibile.
Gelsomina si batt¨¦ una mano sulla fronte. ¡°Certe volte credo che Source Code si diverta a prenderci in giro...¡± Poi torn¨° a sorridere. ¡°Ma non importa! Adesso pigia Log In e iniziamo sul serio!¡±
Aster annu¨¬ e, senza pi¨´ esitazioni, allung¨° la mano verso la scritta. Non appena il suo dito la sfior¨°, tutto intorno a loro, la distesa bianca cominci¨° a trasformarsi. Una cascata di numeri, simboli e linee di codice si anim¨°, danzando nell¡¯aria come una pioggia di luci colorate. Il mondo sembrava smaterializzarsi, dissolvendosi in una spirale di dati che si ricomponeva in qualcosa di nuovo.
In pochi istanti, Aster si ritrov¨° nel bel mezzo di una citt¨¤ che sembrava uscita da una fiaba. Gli edifici erano un mix di eleganza elfica e robustezza nanica: torri slanciate fatte di cristallo e legno vivevano accanto a solide strutture di pietra incise con rune luminose. Alberi maestosi crescevano direttamente attraverso alcune case, intrecciandosi con ponti sospesi e balconi.
Le strade erano animate da persone di ogni razza immaginabile: elfi, nani, umani, creature con corna o ali, e persino figure met¨¤ animali, met¨¤ umane. I negozi erano altrettanto vari: bancarelle che vendevano pozioni luminose, botteghe di armi scintillanti e librerie polverose traboccanti di tomi antichi.
Aster rimase senza parole, i suoi occhi si spalancarono per l¡¯incredulit¨¤ mentre osservava il mondo vibrante attorno a lui. ¡°Wow...¡± sussurr¨°, incapace di trattenere lo stupore.
Aster era rapito dal paesaggio, cos¨¬ tanto che non rispose subito al benvenuto di Gelsomina su Encrypted. Ammirava ogni dettaglio della citt¨¤: le vetrine dei negozi scintillavano sotto la luce dei due soli, le persone di ogni razza chiacchieravano animate lungo le strade, e persino l''aria sembrava profumare di magia. Solo quando Gelsomina gli parl¨° di nuovo, con un tono ironico e scherzoso, torn¨° alla realt¨¤.
¡°Ehi, ti sei disconnesso o cosa?¡± chiese la fatina, volando davanti al suo viso.
¡°Scusa,¡± rispose Aster con un sorriso, ancora incantato. ¡°¨¨ tutto cos¨¬... bellissimo.¡± Poi alz¨° lo sguardo verso il cielo e not¨° i due soli che si intrecciavano come in una danza. ¡°Anche il cielo ¨¨ meraviglioso.¡±
Mentre osservava i soli, una figura oscur¨° la sua vista: Gelsomina era volata gi¨´ dalla sua testa, seduta sul suo fiore fluttuante. Ma qualcosa era cambiato. Lei e il fiore non erano pi¨´ metallici, n¨¦ sembravano creature artificiali. Ora erano vivi.
Gelsomina aveva lunghi capelli viola, modellati come petali di fiore, che ondeggiavano dolcemente. La sua pelle era di un verde chiaro, luminoso, e le ali trasparenti brillavano come vetro rifrangendo la luce. Il fiore su cui era seduta non aveva pi¨´ un aspetto robotico, ma era un girasole vivo, dai petali dorati e un delicato profumo che Aster riusc¨¬ a percepire persino a distanza.
Aster rimase a bocca aperta per la sorpresa. ¡°Wow, sei... sei molto pi¨´ carina cos¨¬!¡±
Capitolo 3: Probabilitè„¿ dello 0.01%
Gelsomina arross¨¬ leggermente, ma subito il suo carattere giocoso prese il sopravvento. Fece una capriola in aria, poi si lasci¨° ricadere delicatamente sul suo fiore. ¡°Grazie! Questo ¨¨ il mio vero aspetto.¡±
Aster not¨° anche il vestito della fatina: un abito fatto di foglie intrecciate e petali viola, che si muoveva come se fosse parte di lei. Incuriosito, abbass¨° lo sguardo verso se stesso. I suoi abiti erano cambiati. Ora indossava una lunga tunica verde scuro, con motivi floreali dorati che decoravano le maniche e l''orlo. Una cintura di cuoio intrecciato con piccole foglie ornamentali gli cingeva la vita, mentre un mantello leggero, color muschio, gli copriva le spalle. Stivali robusti ma eleganti, perfetti per camminare nei boschi, completavano il suo abbigliamento.
¡°Non male,¡± mormor¨° tra s¨¦, osservando i dettagli degli abiti. Poi controll¨° se ci fossero altri cambiamenti: le orecchie appuntite erano sempre l¨¬, ma non not¨° nulla di strano.
Improvvisamente, per¨°, sent¨¬ su di s¨¦ degli sguardi insistenti. Si volt¨° e si accorse che molte persone, giocatori e NPC, lo stavano fissando. Ma quegli sguardi non erano rivolti a lui: tutti guardavano Gelsomina, ancora seduta sul fiore, che lo osservava con un sorriso divertito.
La folla attorno a loro si faceva sempre pi¨´ numerosa, e presto iniziarono i bisbigli.
¡°Quella... ¨¨ una ninfa?¡± sussurr¨° qualcuno.
¡°Non vivono nel Bosco Eterno? Cosa ci fa qui?¡± rispose un altro.
¡°Ho sentito dire che c¡¯¨¨ una probabilit¨¤ dello 0,01% di trovare una ninfa nell¡¯Uovo della Guida!¡±
Gli sguardi curiosi presto si trasformarono in ammirazione e sorpresa generale, e la folla continu¨° ad aumentare. Tuttavia, l¡¯atmosfera mut¨° bruscamente quando una voce burbera e prepotente si fece largo tra i commenti.
¡°Ehi! Spostatevi, fate largo!¡±
Davanti ad Aster e Gelsomina comparve un orco dalla pelle verde, alto pi¨´ di due metri, con due grosse zanne che spuntavano dalla bocca e un¡¯aria minacciosa. Indossava un¡¯armatura pesante e arrugginita, decorata con graffi e ammaccature che testimoniavano numerose battaglie. Alla cintura portava una spada enorme, quasi delle dimensioni di Aster.
La folla sussurr¨° nuovamente, ma questa volta con timore.
¡°Quello ¨¨ Prunto...¡±
¡°Cosa ci fa qui quel prepotente?¡±
¡°Speriamo non ci siano guai.¡±
Prunto si ferm¨° a pochi passi da Aster, scrutandolo con occhi maliziosi, poi indic¨° Gelsomina con un gesto brusco. ¡°Vendimela,¡± disse con tono rude. ¡°Quella ninfa. La voglio. Ti pago bene.¡±
Aster lo fiss¨°, confuso. ¡°Vendertela...? Ma non ¨¨ in vendita. E poi, lei non ¨¨ un oggetto.¡±Stolen novel; please report.
L¡¯orco ridacchi¨°, ma era una risata priva di gioia. ¡°Forse non hai capito, umano. Non era una richiesta. Se non me la dai, io e il mio clan faremo della tua vita qui un inferno.¡±
Gelsomina si nascose tra i capelli di Aster, terrorizzata. ¡°Ti prego,¡± sussurr¨° con la voce tremante. ¡°Non lasciarmi a lui. Non voglio andare con lui!¡±
Aster le pos¨° delicatamente una mano sul capo per rassicurarla. ¡°Non ti vender¨°, stai tranquilla.¡± Poi si volt¨° verso Prunto. ¡°Hai gi¨¤ la mia risposta. Non succeder¨¤ mai.¡±
L¡¯orco sbuff¨°, furioso. ¡°Allora sei proprio un idiota.¡± Estrasse la sua spada, che brill¨° minacciosamente alla luce dei due soli. ¡°Vediamo se cambi idea quando sarai in pezzi!¡±
Prima che Aster potesse fare qualsiasi mossa, Prunto si lanci¨° contro di lui con una velocit¨¤ sorprendente. Il suo fendente fu talmente rapido e potente che Aster riusc¨¬ solo a spostarsi di poco, ma non abbastanza.
La spada lo colp¨¬ in pieno, tagliandolo in due. Aster croll¨° a terra, la parte inferiore del corpo si dissolse in un vortice di dati. Sdraiato sul terreno, sentiva un dolore sordo, non paragonabile a quello reale, ma comunque disturbante.
Con lo sguardo rivolto al cielo, Aster vide Gelsomina che veniva afferrata dall¡¯orco. ¡°Buonanotte, idiota,¡± disse Prunto con un sorriso crudele, prima di scomparire tra la folla con la ninfa che piangeva disperata.
Poi, tutto divenne buio.
Davanti agli occhi di Aster apparve una schermata floreale con la scritta:
Tempo alla rinascita: 23:59:48
Aster si scagli¨° contro la scritta sulla schermata, imprecando: ¡°Come tempo alla rinascita?! E perch¨¦ cos¨¬ tanto tempo?!¡± La frustrazione e il panico lo assalirono, ma poi si accorse che le sue gambe erano tornate. Si guard¨° intorno in quel buio senza fine.
Non c¡¯era nulla, a parte la schermata che lampeggiava davanti a lui:
Tempo alla rinascita: 23:57:02
E sotto, una piccola scritta: Log Out
Non riusciva a pensare ad altro che a Gelsomina, rapita da quell¡¯orco. Doveva trovarla, salvarla. Ma intorno a lui c¡¯era solo un vuoto nero, infinito come il bianco che aveva visto prima di entrare su Encrypted. Aster cominci¨° a correre in ogni direzione, cercando disperatamente una porta, un portale, qualsiasi cosa che potesse riportarlo indietro.
¡°Riportatemi nel gioco! Devo salvarla!¡± grid¨°, mentre la schermata restava immobile, indifferente alle sue suppliche. Prov¨° persino a toccare le lettere della scritta, pregandole di dargli una possibilit¨¤, ma non accadde nulla.
Alla fine, esausto e sconfitto, si rassegn¨°. ¡°Non ho altra scelta...¡± sospir¨°, fissando la scritta Log Out. Con un ultimo sguardo frustrato, pigi¨° l¡¯opzione.
Un momento dopo, Leonardo si ritrov¨° steso sul letto, il casco VR ancora fissato sulla testa. La sensazione di risveglio lo travolse, come quando si esce da un sonno profondo e si torna alla realt¨¤ con una vaga confusione. Il cuore gli batteva forte, il corpo era sudato, e il letto sembrava pi¨´ rigido di quanto ricordasse. Rimase l¨¬, immobile, per lunghi minuti, cercando di rimettere insieme i pezzi di quello che era successo.
Poi il suono del suo smartphone lo riport¨° completamente alla realt¨¤. Squillava con insistenza, illuminando la stanza semi-buia. Leonardo sospir¨°, si tolse il casco e rispose alla chiamata.
¡°Pronto?¡± disse, con un tono stanco.
Era sua madre. ¡°Leonardo, hai cenato?¡± chiese, con la solita voce premurosa. Lo chiamava sempre per accertarsi che avesse mangiato, una piccola routine quotidiana che gli ricordava quanto ci tenesse a lui, anche se a volte poteva sembrare eccessiva.
¡°No, non ancora,¡± rispose, portandosi una mano alla fronte. ¡°Stavo... ero immerso in un libro.¡±
Capitolo 4: Laura
Sua madre sospir¨°, con quel tono che mischiava rimprovero e affetto. ¡°Sono le dieci di sera, lo sai? Devi mangiare qualcosa.¡±
Aster guard¨° lo schermo del telefono e si rese conto che aveva davvero ragione. ¡°Va bene, mamma,¡± disse, tornando alla conversazione. ¡°Vado subito a preparare qualcosa, te lo prometto.¡±
Dopo aver concluso la chiamata, Leonardo si alz¨° dal letto e si prepar¨° una cena veloce, mangiando in silenzio mentre i pensieri turbinavano nella sua mente. Non riusciva a togliersi dalla testa le lacrime di Gelsomina e il ghigno crudele dell¡¯orco.
Pi¨´ tardi, sdraiato nel letto, prese in mano uno dei suoi romanzi fantasy preferiti. Ma per quanto cercasse di immergersi nella storia, le parole sembravano scivolargli davanti agli occhi senza imprimersi nella mente. Continuava a pensare a Gelsomina, a come l¡¯orco l¡¯avesse strappata via da lui, e al modo in cui lei si era fidata di lui, solo per essere tradita dalla sua incapacit¨¤ di proteggerla.
Stringendo il libro tra le mani, Leonardo prese una decisione. ¡°Trover¨° un modo per salvarla. Devo farlo. ¨¨ la mia storia, e non finir¨¤ cos¨¬.¡±
La mattina seguente, Leonardo si alz¨° con un unico pensiero fisso nella mente: trovare un modo per salvare Gelsomina. Era venerd¨¬, e come ogni venerd¨¬ si prepar¨° per andare al lavoro in biblioteca. Tuttavia, quella mattina era diversa. Solitamente, il suo primo pensiero era quanto sarebbe stata lunga e noiosa la giornata, ma stavolta non riusciva a pensare ad altro che alla sua missione.
Arrivato in biblioteca, Leonardo si immerse nelle sue mansioni, ma ogni volta che aveva un momento libero, si sedeva al computer e cercava su internet guide e tutorial su Source Code per principianti. Nonostante il suo entusiasmo, si rese presto conto che anche le guide pi¨´ semplici sembravano scritte in una lingua sconosciuta. Non era mai stato un appassionato di videogiochi e, a parte qualche app sullo smartphone, non aveva alcuna esperienza con mondi virtuali o meccaniche di gioco avanzate.
¡°Non ci capisco niente...¡± pens¨°, ma non si lasci¨° scoraggiare. Continu¨° a leggere guide su guide, anche se le parole sembravano un intreccio incomprensibile di codici e regole. Nonostante la difficolt¨¤, il desiderio di salvare Gelsomina lo spingeva avanti.
Nel pomeriggio, mentre era intento a sistemare libri tra gli scaffali, vide entrare la studentessa che gli aveva regalato la sua copia di Source Code. I suoi occhi si illuminarono di speranza. Forse lei poteva aiutarlo.
¡°Ciao, Laura,¡± la salut¨° con un sorriso.The author''s tale has been misappropriated; report any instances of this story on Amazon.
Laura, una giovane universitaria con capelli castani raccolti in una coda e un¡¯aria sempre cordiale, lo salut¨° a sua volta, sorpresa che Leonardo si fosse rivolto a lei. Non era una cosa che capitava spesso.
¡°Ciao, Leonardo! Tutto bene?¡± chiese, appoggiando un paio di libri sul bancone.
¡°Bene, s¨¬... ma volevo chiederti una cosa. Ti andrebbe di parlare un momento in privato?¡±
Laura lo osserv¨° incuriosita, ma acconsent¨¬. ¡°Certo, andiamo tra gli scaffali.¡±
Una volta al riparo da occhi e orecchie indiscrete, Leonardo non perse tempo e le raccont¨° tutto: della sua esperienza su Encrypted, dell¡¯Uovo della Guida che si era schiuso in una ninfa, e di come un orco l¡¯avesse rapita.
Laura lo ascolt¨° con attenzione, senza mostrare alcun segno di sorpresa quando Aster le parl¨° della ninfa. Questo dettaglio colp¨¬ Aster, che trov¨° strano il suo atteggiamento cos¨¬ tranquillo. Ma con tutta la preoccupazione che aveva in testa, non si sofferm¨° pi¨´ di tanto a pensarci.
¡°Non ti sorprende che il mio Uovo della Guida si sia schiuso in una ninfa?¡± le chiese comunque, per curiosit¨¤.
Laura sorrise. ¡°Diciamo che ne ho gi¨¤ sentito parlare. ¨¨ raro, ma non impossibile. Sei fortunato, sai? Una ninfa non ¨¨ una Guida dell¡¯Uovo qualsiasi.¡±
¡°Non tanto fortunato, direi...¡± mormor¨° Leonardo. ¡°L¡¯ho persa.¡±
Laura riflett¨¦ per qualche istante, poi gli disse: ¡°Mi piacerebbe aiutarti personalmente, ma sono in missione con il mio clan. Per¨° c¡¯¨¨ qualcuno che potrebbe darti una mano.¡±
¡°Chi?¡± chiese Leonardo, ansioso.
¡°Un mio amico, si chiama Valantz. ¨¨ un giocatore esperto e molto in gamba. Se gli dici che ti mando io, ti aiuter¨¤ sicuramente.¡±
¡°Davvero? Grazie, Laura! Ti devo un favore enorme,¡± disse Leonardo con gratitudine.
Laura sorrise, contenta della sua reazione. ¡°Non c¡¯¨¨ di che, Leonardo. In bocca al lupo per il tuo salvataggio, e salutami Valantz.¡±
Tornato a casa, Leonardo attese con impazienza lo scadere del Tempo alla rinascita. Cerc¨° di distrarsi leggendo un romanzo, ma ancora una volta le parole sulle pagine sembravano vuote. I suoi pensieri erano fissi su Source Code e su Gelsomina. Continuava a immaginare il sorriso giocoso della piccola ninfa e il suo aspetto radioso mentre volava sul suo fiore.
Guard¨° l¡¯orologio, contando i minuti. ¡°Non vedo l¡¯ora di tornare. Aspettami, Gelsomina. Ti trover¨°, ovunque tu sia.¡±
Quando Aster riapr¨¬ gli occhi, si trov¨° ancora immerso nel buio che lo aveva accolto al momento della sua morte virtuale. Davanti a lui brillava la familiare schermata floreale con una scritta che indicava: Tempo alla rinascita: 00:03:24
Sospir¨° con impazienza. ¡°Ancora tre minuti...¡± mormor¨°, mentre il desiderio di tornare in gioco lo rendeva irrequieto. Non riuscendo a stare fermo, si mise a esplorare quell¡¯oscurit¨¤ senza fine, camminando in tutte le direzioni. Ma, proprio come la prima volta, non trov¨° nulla. Solo quel silenzio opprimente e un vuoto che sembrava non avere confini.
¡°Non importa quanto corra...¡± pens¨° tra s¨¦. ¡°¨¨ come cercare di trovare il bordo di un sogno.¡±
Quando finalmente il conto alla rovescia giunse a termine, il buio cominci¨° a mutare. Le ombre che lo circondavano si frantumarono come vetro, e al loro posto una luce candida si espanse, avvolgendolo completamente. La schermata floreale cambi¨°, sostituendo il Tempo alla rinascita con una nuova scritta: Log In.
Capitolo 5: Lirisfont
Senza esitare, Aster pigi¨° su Log In
Attorno a lui, il bianco cominci¨° a frammentarsi, dissolvendosi in un turbine di numeri, dati e simboli che danzavano nell¡¯aria come luci fosforescenti. Ogni cifra e ogni lettera si trasformava in un frammento di qualcosa di pi¨´ grande: mura di legno, pavimenti di pietra, finestre con vetri colorati. Il bianco lasci¨° gradualmente il posto a colori caldi, e il caos digitale si tramut¨° in ordine. Alla fine, si ritrov¨° in una piccola stanza dall¡¯aspetto rustico, chiaramente una locanda.
Le pareti erano di legno grezzo, con travi robuste che reggevano il soffitto. Su un lato, una finestra quadrata incorniciava uno scorcio di luce mattutina, filtrata da tende di lino ricamate con motivi floreali. Un letto semplice ma confortevole, con coperte di lana intrecciata e un cuscino imbottito di piume, occupava il centro della stanza. Un piccolo comodino ospitava una candela quasi consumata, accanto a un bicchiere d¡¯acqua e un libro dall¡¯aspetto consumato. Sul pavimento, un tappeto decorato con simboli geometrici donava un tocco di colore.
Aster si alz¨° dal letto, stiracchiandosi. ¡°Quindi ¨¨ qui che si finisce quando si rinasce...¡± pens¨°, mentre si avvicinava alla finestra. Scost¨° le tende con una mano, lasciando entrare la luce del mattino, e ci¨° che vide gli tolse il fiato.
Di fronte a lui si estendeva una citt¨¤ maestosa e vivace, un capolavoro di architettura. Le strade, lastricate di pietra bianca, si snodavano in curve armoniose tra edifici di ogni forma e dimensione. Case dai tetti a spiovente e balconi traboccanti di fiori colorati si alternavano a torri slanciate, con guglie che riflettevano la luce del sole. In ogni angolo, dettagli fantastici catturavano lo sguardo: statue di creature mitologiche, fontane scintillanti che zampillavano acqua cristallina, e mercati all¡¯aperto gremiti di mercanti e avventurieri.
La citt¨¤ era animata da un¡¯energia vibrante. Carrozze trainate da cavalli dalle criniere dorate si muovevano lungo le strade principali, mentre gruppi di bambini giocavano inseguendosi tra i vicoli. In lontananza, si poteva sentire il canto di un bardo accompagnato dal suono di un liuto. Bancarelle di ogni genere esponevano prodotti esotici: pietre magiche che brillavano di luce propria, pergamene incise con rune misteriose, e armi decorate con gemme.
Ma ci¨° che attir¨° maggiormente la sua attenzione fu una struttura che svettava sopra ogni altra cosa. Una torre immensa, cos¨¬ alta che la sua cima si perdeva tra le nuvole. Era un capolavoro d¡¯ingegneria: costruita con una pietra argentata che sembrava pulsare di luce propria, la torre era decorata con archi intrecciati e finestre circolari che riflettevano il sole come specchi. Intarsi dorati correvano lungo tutta la sua superficie, formando motivi intricati che sembravano raccontare storie antiche.
Aster rimase a bocca aperta, affascinato dalla maestosit¨¤ di quella struttura. ¡°Deve essere la Torre del Velo Celeste...¡± mormor¨°, ricordando vagamente di aver letto qualcosa a riguardo nelle guide. Quella torre non era solo un simbolo di potere e conoscenza; era anche un punto di riferimento che indicava la sua posizione.This story has been stolen from Royal Road. If you read it on Amazon, please report it
¡°Sono a Lirisfont.¡±
Lirisfont, uno dei dodici capoluoghi della Penisola di Farindale, conosciuta anche come la Penisola dei Primini, perch¨¦ l¨¬ iniziavano tutti i nuovi giocatori. Tuttavia, Aster non aveva intenzione di restare a lungo in locanda. Il suo unico pensiero era ritrovare Gelsomina.
Con il cuore colmo di determinazione, si volt¨° dalla finestra e cominci¨° a prepararsi per quella che sapeva sarebbe stata una lunga e ardua ricerca.
Non appena Aster usc¨¬ dalla locanda, si ritrov¨° immerso nella vivacit¨¤ delle strade di Lirisfont. Ogni angolo era pieno di persone e creature di ogni tipo: mercanti che urlavano offerte speciali, bardi che suonavano melodie incantevoli, e avventurieri carichi di equipaggiamento. Aster decise di chiedere indicazioni, e i suoi occhi si posarono su un anziano elfo seduto su una panchina intagliata accanto a una fontana scintillante.
L''elfo aveva un aspetto maestoso nonostante l¡¯et¨¤ avanzata. I suoi lunghi capelli bianchi, raccolti in una coda intrecciata, brillavano sotto la luce del sole, e i suoi occhi color ambra emanavano una saggezza antica. Indossava una tunica di lino decorata con ricami dorati che raccontavano storie di epoche passate, e nella mano teneva un bastone di legno intrecciato con piccoli cristalli incastonati. Non era un giocatore, ma piuttosto un NPC, essendoci scritto NPC poco sopra la sua testa, uno di quei personaggi che popolano il mondo di Encrypted con le loro storie e conoscenze.
Aster si avvicin¨°, chinando leggermente il capo in segno di rispetto. ¡°Buongiorno, signore. Potreste indicarmi dove trovare una... ehm... ¡®cabina di cristallo¡¯? Devo contattare qualcuno con urgenza.¡±
L¡¯elfo sollev¨° lo sguardo, studiando Aster per un momento, poi gli rispose con una voce profonda e melodiosa: ¡°Una cabina di cristallo, dici? Ce n¡¯¨¨ una poco distante. Segui la strada principale fino alla fontana del Drago Gemello, poi gira a sinistra. Vedrai una struttura cilindrica trasparente che brilla alla luce del sole. Non puoi sbagliarti.¡±
¡°Grazie mille!¡± rispose Aster, salutandolo con un sorriso.
Seguendo le indicazioni, raggiunse rapidamente la cabina di cristallo. Era una struttura affascinante: una colonna di cristallo trasparente, alta almeno due metri, con rune dorate incise lungo tutta la superficie. Al centro, un cristallo pi¨´ piccolo pulsava lentamente di luce blu, quasi come se fosse vivo. Aster entr¨° nella cabina e si trov¨° davanti a un pannello fluttuante con simboli luminosi.
Con mano incerta, digit¨° l¡¯ID Giocatore di Valantz, l¡¯equivalente di un numero di telefono nel mondo di Encrypted, che Laura gli aveva fornito. Premette il simbolo centrale per avviare la chiamata, e il cristallo inizi¨° a pulsare pi¨´ velocemente. Dopo qualche attimo, per¨°, non ricevette risposta.
¡°Forse ¨¨ occupato...¡± mormor¨° tra s¨¦, e riprov¨°. Poi un¡¯altra volta. Finalmente, una voce maschile profonda rispose dall¡¯altra parte: ¡°Pronto?¡±
Aster si schiar¨¬ la gola, emozionato e nervoso. ¡°Ciao, scusami per il disturbo. Mi chiamo Aster, sono un amico di Laura. Mi ha detto che potresti aiutarmi.¡±
¡°Laura?¡± Dall¡¯altra parte ci fu un momento di silenzio, poi Valantz rispose con tono pi¨´ rilassato:
¡°Ah, Laura... S¨¬, posso aiutarti. Di cosa hai bisogno?¡±
Capitolo 6: Valantz
Aster gli raccont¨° brevemente cosa gli fosse successo: l¡¯orco che aveva rapito Gelsomina e la sua urgenza di salvarla. Quando nomin¨° la ninfa, Valantz sembr¨° stupito. ¡°Una ninfa, dici? Aspetta un momento... stai dicendo che sei accompagnato da una ninfa?!¡±
¡°S¨¬,¡± conferm¨° Aster. ¡°¨¨ uscita dall¡¯Uovo della Guida.¡±
Dall¡¯altra parte si sent¨¬ un¡¯esclamazione di pura sorpresa: ¡°Dici sul serio?! Non ci credo! ¨¨ una probabilit¨¤ su un milione, o meglio, lo 0,01%! Una ninfa dall¡¯Uovo della Guida... Tu sei incredibilmente fortunato!¡±
La sorpresa di Valantz si trasform¨° presto in entusiasmo. ¡°D¡¯accordo, dimmi subito dove ti trovi. Ti raggiungo immediatamente!¡±
¡°Sono a Lirisfont,¡± rispose Aster.
¡°Capito. Quindi sei un primino?¡±
Aster annu¨¬, pur sapendo che Valantz non poteva vederlo. ¡°S¨¬, sono un primino,¡± ammise. Le guide che aveva letto, con titoli come ¡°Il manuale perfetto per nuovi avventurieri: guida completa per primini di Source Code¡±, gli avevano gi¨¤ fatto capire che quel termine era usato per i giocatori alle prime armi.
Valantz ridacchi¨°. ¡°Perfetto, aspettami davanti all¡¯entrata della Torre del Velo Celeste. Sar¨° l¨¬ tra poco.¡±
Aster lo ringrazi¨° e chiuse la chiamata. Si diresse verso la torre, dove attese con impazienza.
Dopo alcuni minuti, una figura si fece strada tra la folla. Anche se Lirisfont era gremita di avventurieri, Aster non ebbe dubbi su chi fosse Valantz.
Valantz era impossibile da non notare. Era un vampiro dall¡¯aspetto maestoso e magnetico, con lunghi capelli argentati che scendevano lisci lungo le spalle e occhi rosso vivo che brillavano come rubini sotto il sole. Indossava un¡¯armatura dorata incredibilmente elaborata, che sembrava pi¨´ un¡¯opera d¡¯arte che una protezione da battaglia.
L¡¯armatura era costituita da piastre sottili e leggere, che aderivano perfettamente al corpo di Valantz, garantendogli libert¨¤ di movimento. Ogni piastra era decorata con incisioni intricate, raffiguranti draghi intrecciati e rune magiche che pulsavano di una luce soffusa. Le spalline erano modellate a forma di ali di pipistrello, mentre il pettorale aveva un simbolo centrale simile a una gemma luminosa, che emanava un¡¯energia quasi palpabile. Le protezioni per le gambe e i bracciali, sottili ma resistenti, erano ricoperte da un velo di tessuto nero che ondeggiava al vento, donandogli un¡¯aria regale e temibile.
Aster lo vide da lontano e lo riconobbe immediatamente. Con un sorriso sollevato, corse verso di lui.
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Anche il vampiro lo vide e, con un¡¯espressione amichevole, si avvicin¨°. ¡°Aster, giusto?¡± disse, tendendogli la mano.
I due si strinsero la mano, e in quel momento Aster cap¨¬ di aver trovato un alleato prezioso.
Aster e Valantz si sedettero a un tavolo all''aperto in un bar gremito di vita, situato proprio nella piazza principale di Lirisfont. I tavoli erano in legno massiccio con intarsi raffinati che raffiguravano creature mitiche, mentre le sedie, di fattura semplice ma robusta, offrivano un comfort inaspettato. Sotto la luce intensa dei due soli che splendevano nel cielo, i giocatori e gli NPC si mescolavano in un¡¯atmosfera vivace e rumorosa.
Alcuni mangiavano zuppe fumanti servite in ciotole di pietra levigata, altri si godevano calici di vino dalle tonalit¨¤ cangianti, che cambiavano colore a ogni sorso. Bardi improvvisavano melodie con strumenti che sembravano incantati, e un odore inebriante di spezie e pane appena sfornato si diffondeva nell''aria.
Una ragazza ferina camminava per i tavoli. Era chiaramente una cameriera del locale, con un grembiule di lino bianco che contrastava con la sua folta pelliccia color miele. Aveva tratti felini: grandi occhi dorati che scintillavano come topazi, orecchie triangolari che spuntavano dai suoi capelli corti e una coda che si muoveva con eleganza dietro di lei.
Valantz, che aveva appena deciso cosa ordinare, sollev¨° la mano per chiamarla. ¡°Prenderei una fetta di torta al frutto di miralume, grazie,¡± disse con il suo tono sicuro ma gentile.
La cameriera annu¨¬ con un sorriso e poi si rivolse ad Aster. ¡°E per te?¡± chiese.
¡°Niente per me, grazie,¡± rispose Aster con un tono cortese.
La ragazza ferina si allontan¨° per entrare nel bar, e dopo pochi minuti torn¨° con la fetta di torta. La torta di miralume, un frutto dal guscio rosso brillante e dalla polpa verde iridescente, emanava un profumo dolce e floreale che fece venire l¡¯acquolina in bocca ad Aster.
¡°Sembra incredibilmente reale,¡± osserv¨° Aster, inalando il profumo della torta.
¡°Non sembra,¡± rispose Valantz con un sorriso. ¡°¨¨ reale. Anzi, ti dir¨° di pi¨´...¡± prese una forchetta e assaggi¨° la torta, masticando lentamente per assaporarne ogni boccone. Dopo aver inghiottito, si lasci¨° andare a un¡¯esclamazione soddisfatta: ¡°¨¨ persino meglio di una torta nel mondo reale!¡±
Aster sollev¨° un sopracciglio, incredulo. ¡°Sul serio? Anche il gusto ¨¨ cos¨¬ accurato?¡±
Valantz annu¨¬ e spieg¨°: ¡°Certamente. Qui su Encrypted, i cinque sensi sono fondamentali, e non solo per l''immersione. Sono vere e proprie statistiche di gioco. Per esempio, il gusto e l¡¯olfatto non servono solo per apprezzare il cibo; un senso del gusto affinato ti permette di identificare ingredienti rari o pozioni altrimenti velenose. L¡¯udito ti aiuta a individuare nemici nascosti, e il tatto influenza la precisione con cui maneggi certe armi o oggetti delicati. Anche la vista ¨¨ cruciale per analizzare le debolezze degli avversari, e l¡¯olfatto pu¨° rivelarti trappole invisibili.¡±
Aster era affascinato e avrebbe voluto saperne di pi¨´. ¡°E come si migliorano? Voglio dire, ci sono missioni specifiche o...¡±
Valantz lo interruppe con un gesto della mano. ¡°Non adesso. Ti spiegher¨° tutto pi¨´ tardi. Prima dobbiamo pensare a salvare Gelsomina. Dunque, raccontami quello che sai del rapimento.¡±
Aster gli spieg¨° tutto, anche se ammise di sapere ben poco. Non conosceva il nome dell¡¯orco, n¨¦ ricordava in quale delle citt¨¤-capoluogo della penisola di Farindale fosse stata rapita. Non sapeva nemmeno con certezza se il luogo fosse Lirisfont o un altro dei dodici capoluoghi.
Valantz, per¨°, non sembrava minimamente preoccupato. ¡°Non ¨¨ un problema,¡± disse con un sorriso rassicurante. ¡°Ho qualcosa che ci aiuter¨¤.¡±
Chapter 7: Nyxial
Da una piccola sacca, intessuta con fili d¡¯argento e simboli runici, alla sua cintura, Valantz tir¨° fuori un oggetto straordinario: il Corno di Yvrathis, una reliquia dall''aspetto divino. Era fatto d¡¯oro scintillante, con incisioni elaborate che rappresentavano battaglie epiche e figure di valchirie al galoppo. Alla base del corno c¡¯era una gemma azzurra che sembrava contenere un cielo in tempesta, e piccoli pennacchi di piume nere spuntavano dalle estremit¨¤, come se appartenessero a un¡¯aquila leggendaria.
¡°Questo ¨¨ il Corno di Yvrathis, la dea della guerra e delle valchirie,¡± spieg¨° Valantz. ¡°¨¨ una reliquia molto rara, e funziona alla perfezione in queste situazioni. Basta inserire l¡¯ID Giocatore e suonarlo, e il corno emetter¨¤ una scia di note magiche. Queste note, visibili solo al suonatore, ti guideranno fino alla Guida dell¡¯Uovo che stai cercando.¡±
Valantz inser¨¬ l¡¯ID Giocatore di Aster, che condivideva l¡¯ID con Gelsomina, poi port¨° il corno alle labbra. Soffi¨° con forza, e il suono che ne usc¨¬ fu imponente, un richiamo di guerra che fece tremare l¡¯aria. Sembrava il ruggito di mille eserciti pronti a combattere, tanto che tutti i presenti al bar si voltarono spaventati, lanciando sguardi malevoli verso di lui.
Dal corno emerse una scia di note luminose e vibranti, che fluttuavano nell¡¯aria come guerrieri in miniatura fatti di energia dorata. Ogni nota sembrava un piccolo spirito armato, con elmi e spade lucenti, che si spostava in un movimento fluido e aggressivo. La scia si allontan¨° verso il cielo, poi si arcu¨° verso l¡¯orizzonte, indicando chiaramente una direzione.
¡°Ecco fatto,¡± disse Valantz, sorridendo nonostante gli sguardi infastiditi degli avventori del bar. ¡°Ora sappiamo dove andare.¡±
Si alz¨° in piedi, lasci¨° alcune monete d¡¯oro sul tavolo per pagare la torta e fece cenno ad Aster di seguirlo. ¡°Andiamo, Gelsomina ci aspetta.¡±
Aster si alz¨°, lo segu¨¬, e insieme si diressero verso l¡¯ignoto, con una scia dorata che li guidava verso la loro missione.
Valantz, con passo deciso, portava Aster attraverso le strade trafficate della citt¨¤, ma si ferm¨° davanti a un negozio con l''insegna "La Fiala di Mithrath", scritta con caratteri verdi che brillavano leggermente, come se il negozio stesso fosse infuso di magia. Le vetrine esponevano pozioni dai colori vivaci, ciascuna racchiusa in bottiglie dalle forme intricate, con etichette scritte in rune che si illuminavano al tocco. Entrando, Aster rimase stupito: scaffali altissimi si estendevano verso il soffitto, colmi di ampolle e alambicchi. Alcune pozioni sembravano contenere minuscoli fulmini intrappolati, altre rilucevano di un verde etereo che si muoveva come liquido vivo, mentre altre ancora sembravano racchiudere frammenti di arcobaleno o piccoli cristalli che fluttuavano al loro interno.
Valantz si avvicin¨° al bancone, dietro il quale un goblin anziano, con una barba intrecciata di fili grigi, li scrutava con occhi saggi e vispi. "Ti serve qualcosa di potente, giovane vampiro?" chiese il goblin con voce roca.You might be reading a stolen copy. Visit Royal Road for the authentic version.
Valantz indic¨° tre pozioni: una ampolla che conteneva un liquido blu profondo, punteggiato da stelle brillanti come il cielo notturno, una rossa che sembrava pulsare come se fosse viva, e una gialla che emetteva un debole ronzio elettrico. "Queste. Ma non voglio trucchi, Galnock," disse Valantz con un sorriso accennato.
"Trucchi? Io? Sarebbe mai possibile?" rispose il goblin, ridacchiando e incassando le monete d''oro che Valantz gli pass¨°.
Dopo aver riposto le pozioni nella sua sacca, Valantz usc¨¬ dal negozio, e con Aster al seguito, si ferm¨° poco dopo davanti a un edificio dall''aspetto elegante e accogliente. L''insegna, incisa su una lastra di marmo scintillante, recitava "L''Abbraccio di Lune", un centro massaggi di alto livello. La porta d¡¯ingresso era fatta di un legno scuro e lucido, incorniciato da una luce soffusa che cambiava tonalit¨¤ tra il blu e il viola.
Quando Aster entr¨°, rimase a bocca aperta. L¡¯interno era avvolto da una luce calda e rilassante, con sottili vapori profumati che si alzavano da bacchette d¡¯incenso poste su supporti d¡¯argento. Le pareti erano decorate con affreschi raffiguranti paesaggi lunari e creature mitologiche. Nei vari saloni, massaggiatori e massaggiatrici di ogni razza si muovevano con grazia: un¡¯elfa alta e aggraziata massaggiava le spalle di un possente minotauro, un orco dall¡¯aria pacifica stava sistemando con cura delle pietre calde sulla schiena di un umano, mentre un nano lavorava sulla coda di un ferino. I giocatori si confondevano tra gli NPC, distinguibili solo dal discreto marchio "NPC" sopra la testa di questi ultimi.
Valantz guid¨° Aster lungo un corridoio dalle pareti decorate con mosaici di perle, fino a fermarsi davanti a una stanza. Apr¨¬ la porta e fece segno ad Aster di seguirlo.
All¡¯interno della stanza, su un lettino imbottito di morbido velluto blu con ricami argentati, stava un piccolo pegaso nero, con il manto lucente e gli occhi rossi come rubini. Le sue ali, sebbene minute rispetto al corpo, erano perfettamente simmetriche e adornate da piume che sembravano fatte di seta. Una massaggiatrice umana con lunghi capelli castani stava lavorando con estrema delicatezza sulle sue ali, applicando un olio dorato che emanava un leggero bagliore.
Valantz si avvicin¨°, accenn¨° un cenno di saluto alla massaggiatrice, e poi parl¨° con voce ferma ma affettuosa: "Nyxial, basta massaggi per oggi. Dobbiamo andare."
Il piccolo pegaso sollev¨° la testa con fare regale e rispose con una voce maschile, acuta ma dolce: "Ancora pochi minuti, Valantz."
Valantz sorrise, ma senza aspettare, si chin¨° e prese il pegaso in braccio con naturalezza. "Non abbiamo tempo. Il mio amico Aster ha bisogno del nostro aiuto. La sua Guida dell¡¯Uovo ¨¨ stata rapita."
Nyxial, il pegaso, si lasci¨° portare via senza fare troppe storie, ma mentre uscivano dal centro massaggi, lanci¨° uno sguardo diffidente verso Aster, scrutandolo dalla testa ai piedi. "Un elfo, eh?" disse con tono seccato. "Non mi piacciono gli elfi. Preferiscono sempre gli unicorni a noi pegasi."
Aster, colto di sorpresa, balbett¨° qualcosa, ma poi, per cercare di conquistare la simpatia del pegaso, disse con convinzione: "Io no! Io preferisco di gran lunga i pegasi agli unicorni."
Gli occhi di Nyxial si illuminarono di gioia, brillando di una luce rosso acceso. Con un cambio repentino di atteggiamento, disse: "Allora mi piaci, elfo! Ti aiuter¨°, ma solo perch¨¦ sei un elfo con buon gusto."
Fuori dal centro massaggi, Valantz pos¨° Nyxial a terra e gli disse con tono deciso: "Ascendi, Nyxial. Abbiamo bisogno della tua altra forma."
Capitolo 8: Valantz, il Sommelier di Sangue & Nyxial delle Ombre Ardenti
Nyxial sbuff¨°, stiracchiandosi con lentezza esasperante. Poi, con un ultimo sbadiglio, fu avvolto da una sfera luminosa nera, che sembrava pulsare come un cuore. La sfera crebbe di dimensioni, fino a diventare alta quasi due metri. Quando la sfera si schiuse come un uovo, ci¨° che ne emerse lasci¨° Aster senza parole.
Nyxial era ora un maestoso pegaso nero. Le sue ali, immense e imponenti, erano nere come la notte, ma le estremit¨¤ brillavano di una luce cremisi, come se fossero immerse in un tramonto perenne. La criniera e la coda ondeggiavano come fiamme d¡¯ombra, dense e quasi liquide, mentre i suoi occhi, ancora rossi, emanavano una saggezza antica. Sul petto portava una piccola placca d¡¯oro con inciso un simbolo misterioso.
Con un movimento elegante, Nyxial pieg¨° le possenti ali, chin¨° il capo verso Aster e disse con voce profonda ma amichevole: "Sali, elfo dal buon gusto. Troveremo la tua guida."
Gli occhi di Aster si spalancarono, mentre il respiro gli si mozzava in gola. Il maestoso pegaso, con il suo manto scuro come la notte e le ali scintillanti di bagliori cremisi, sembrava una visione uscita da un sogno. Persino il modo in cui la criniera si muoveva, come fiamme nere danzanti nel vento, sembrava sfidare ogni legge naturale. Aster si pass¨° una mano tra i capelli, quasi a cercare di assicurarsi che non fosse vittima di un¡¯illusione.
Prima che potesse saltare in groppa, sent¨¬ un mormorio crescente attorno a s¨¦. Una folla si era radunata davanti al centro massaggi, i volti increduli e affascinati. Un giovane, con in mano una fiaschetta, indic¨° Valantz e disse: "Ma quello ¨¨ Valantz, il Sommelier di Sangue!"
Un altro rispose, la voce intrisa di reverenza: "E quella ¨¨ la sua Guida dell¡¯Uovo, Nyxial delle Ombre Ardenti!"
Le parole fecero vibrare l¡¯aria di un rispetto misto a timore. Aster sent¨¬ gli occhi di tutti addosso, proprio come quella volta in compagnia di Gelsomina. Nonostante il disagio, fece un respiro profondo e salt¨° con agilit¨¤ in groppa a Nyxial.
Una volta sistemato dietro Valantz, che sedeva con la disinvoltura di chi aveva fatto quel gesto migliaia di volte, Aster vide Valantz afferrare la criniera del pegaso. In quel momento, la criniera stessa cominci¨° a cambiare. Le fiamme nere si intrecciarono, formando linee sinuose che si solidificarono in redini fatte di pura ombra e fuoco, pulsanti come un cuore vivente. La loro energia sembrava irradiare potere, tanto che persino Aster, senza toccarle, ne percepiva il calore.
"Ti conviene tenerti forte," disse Valantz con un sorriso, gettando un¡¯occhiata di sfida al giovane elfo.
Aster, ancora affascinato dalle redini e dall¡¯aura di Nyxial, chiese titubante: "Perch¨¦? Va cos¨¬ forte?"
Valantz rise brevemente, una risata sicura e piena di esperienza. "Dammi retta," rispose, stringendo le redini. "Se non ti tieni, cadrai gi¨´."If you find this story on Amazon, be aware that it has been stolen. Please report the infringement.
Aster, non avendo alcuna intenzione di mettersi alla prova, si strinse a Valantz, avvolgendo le braccia attorno alla sua vita. Con gli occhi di tutti ancora puntati su di loro, Nyxial sbatt¨¦ le enormi ali.
Quando Nyxial diede il primo possente colpo d¡¯ali, una pioggia di fiamme e oscurit¨¤ si sprigion¨° intorno a lui. Le persone radunate furono costrette a indietreggiare, alcune schermandosi il volto con le mani per il calore improvviso, altre mormorando parole di meraviglia. Aster, invece, sent¨¬ un¡¯ondata di calore cos¨¬ intensa che quasi gli tolse il respiro, come se fosse vicino a un incendio.
Con un altro potente battito d¡¯ali, Nyxial si sollev¨° da terra e decoll¨°, lasciando dietro di s¨¦ una scia luminosa di ombre e scintille cremisi. In pochi istanti erano in cielo, la folla ormai ridotta a piccoli puntini sotto di loro. L¡¯aria fresca gli sferzava il viso, ma mentre Aster cercava di godersi il panorama mozzafiato, accadde l¡¯imprevisto.
Un urlo squarci¨° il vento. "AAAAAAAAAHHHH!"
Valantz e Nyxial si voltarono di scatto, vedendo Aster precipitare verso il suolo, il viso stravolto dalla paura e i capelli mossi dal vento impetuoso.
Nyxial non attese nemmeno un ordine. Con prontezza, pieg¨° le ali e si lanci¨° in picchiata. Il vento sibilava sempre pi¨´ forte mentre il pegaso accelerava, le sue ali sembravano fendenti di pura energia, fendendo l¡¯aria con una precisione letale.
Valantz, con una mano salda sulle redini, si sporse, tendendo l¡¯altra verso Aster. Il cuore dell¡¯elfo batteva all¡¯impazzata mentre si avvicinava rapidamente al terreno. Ma, proprio un istante prima che fosse troppo tardi, Valantz lo afferr¨° con forza per il braccio, tirandolo su con un movimento fluido e deciso.
Una volta riportato dietro di s¨¦, Valantz lo fiss¨° con un misto di preoccupazione e rimprovero. "Te l¡¯avevo detto di tenerti forte," disse, scuotendo la testa.
Aster, pallido come un lenzuolo, si strinse a Valantz con tutta la forza che aveva. "Ok, messaggio ricevuto." balbett¨°, ancora tremante.
Per stemperare la tensione, Aster fece un profondo respiro e, con un sorriso forzato, disse a Nyxial: "Complimenti per la velocit¨¤. Davvero impressionante."
Nyxial gir¨° appena il capo, lanciando uno sguardo da sopra la spalla. "Grazie," disse con tono regale, ma un lieve bagliore negli occhi trad¨¬ un accenno di felicit¨¤ per il complimento.
Con un elegante battito d¡¯ali, Nyxial torn¨° a librarsi con grazia, il suo corpo avvolto da un¡¯aura di maest¨¤ e potenza. In pochi secondi, acceler¨° ancora, scomparendo all¡¯orizzonte come un¡¯ombra tra i due soli.
Mentre volavano, Aster, con le braccia ancora strette attorno alla vita di Valantz per sicurezza, domand¨°: "Quanto manca ancora per la fine di questa scia?" I suoi occhi scrutavano il cielo davanti a loro, ma per lui era solo vuoto. La scia di note che partiva dal Corno di Yvrathis era a lui invisibile, e dover dipendere completamente da Valantz non lo metteva a suo agio.
Valantz, con lo sguardo fisso sull''orizzonte, rispose con calma: "La fine non si vede ancora, Aster. Abbi pazienza. Quell''orco potrebbe trovarsi ovunque, e non possiamo sapere quanto ancora ci vorr¨¤."
Aster sospir¨°, abbassando leggermente la testa. "Va bene..." mormor¨°, ma il tono della sua voce tradiva un malumore crescente. Non era un''esplosione di rabbia o di sconforto, ma quel tipo di silenziosa frustrazione che si accumula, il peso dell''incertezza che si insinua come una nebbia. Gelsomina, la sua Guida dell¡¯Uovo, era nelle mani di un orco, e lui si sentiva impotente, trascinato dagli eventi senza poter fare nulla. Il cielo infinito attorno a loro sembrava riflettere la distanza tra lui e una qualsiasi speranza concreta.
Capitolo 9: Shyvrakth
Valantz, percependo quel cambiamento d''umore, decise di spezzarlo. "Guarda il lato positivo, Aster. C''¨¨ anche la possibilit¨¤ che Gelsomina sia riuscita a scappare da sola."
Le parole, semplici ma cariche di ottimismo, ebbero l''effetto desiderato. Aster si riscosse e alz¨° leggermente il capo. Una lieve scintilla di speranza si accese nei suoi occhi, e lui accenn¨° un debole sorriso. "¨¨ vero... potrebbe essere riuscita a scappare."
Ma la consolazione dur¨° poco. Nyxial intervenne senza mezzi termini. "Anche se fosse scappata, potrebbe trovarsi ancora in pericolo. Le ninfe non sanno combattere. Non come noi pegasi, che siamo nati per combattere."
Quelle parole furono come una freccia che colpiva il bersaglio. Aster abbass¨° di nuovo lo sguardo, mordendosi il labbro inferiore. I suoi pensieri tornavano a Gelsomina, immaginandola spaesata e vulnerabile, con nessuno a proteggerla.
Valantz, forse per cambiare argomento o per necessit¨¤, allung¨° una mano alla sacca che portava alla cintura, estraendo una piccola pozione. Il liquido all''interno era di un blu scintillante, con leggere venature argentate che sembravano fluttuare come fumo liquido. Fece bere la pozione a Nyxial.
Aster, incuriosito, domand¨° al pegaso: "Hai sete?"
Ma fu Valantz a rispondere al posto suo. "Nyxial non ha sete, ma questa pozione gli serve per mantenere la sua ascensione. Pu¨° restare cos¨¬, nella sua forma ascesa, per un''ora. Poi torner¨¤ alle dimensioni normali."
Aster annu¨¬, guardando il possente pegaso con un misto di ammirazione e curiosit¨¤. Il cielo attorno a loro rimaneva vasto e sconfinato, e la fine della scia sembrava non voler arrivare mai. Dopo un lungo silenzio, Valantz torn¨° a parlare.
"Sai, Aster, hai fatto bene a chiedere aiuto a Laura e non alle Sentinelle Rosa."
"Sentinelle Rosa?" domand¨° Aster, sollevando un sopracciglio con aria perplessa.
Valantz scoppi¨° a ridere, scuotendo leggermente la testa. "Non sai cosa sono? Le Sentinelle Rosa sono la forza dell¡¯ordine della Penisola di Farindale."
Aster si gratt¨° la testa, cercando di ricordare. "La forza dell¡¯ordine della Penisola di Farindale? Ma... non saranno quei peluche rosa? Credevo fossero solo mascotte o qualcosa del genere."
Valantz rise di gusto, il suo corpo scosso dalle risate mentre stringeva saldamente le redini di Nyxial. Poi, tornando serio, spieg¨°: "Quei ''peluche'', come li chiami tu, potranno pure essere non intelligenti, ma ti assicuro che sono incredibilmente forti. Soprattutto quando agiscono in gruppo. Una volta, c¡¯¨¨ stata una rivolta di mille giocatori nella citt¨¤ di Valtharion... Beh, indovina chi l¡¯ha sedata?"
Aster spalanc¨° gli occhi, incredulo. "Le Sentinelle Rosa?"If you spot this narrative on Amazon, know that it has been stolen. Report the violation.
"Proprio loro," conferm¨° Valantz, con un sorriso sornione. "Ti assicuro che non c¡¯era pi¨´ nessuno in piedi quando hanno finito. Sembrano adorabili, ma ti consiglio di non sottovalutarli mai."
Aster rimase a bocca aperta, incapace di immaginare quei peluche rosa, che ricordavano giocattoli per bambini, come forze dell¡¯ordine temibili. Ma nel suo cuore, quella storia aggiunse un altro strato di stranezza a quel mondo, rendendolo ancora pi¨´ misterioso e imprevedibile.
Dopo un¡¯altra ora di volo incessante, accompagnata da un¡¯altra pozione per Nyxial, Valantz strinse improvvisamente le redini d¡¯ombra e fuoco, i suoi occhi brillanti di un entusiasmo che raramente mostrava. "La fine della scia... la vedo!" esclam¨°, la voce carica di energia.
Aster, al suono di quelle parole, sent¨¬ il cuore accelerare. Per un istante si dimentic¨° di tutto il resto: la fatica, l¡¯ansia, il dolore. Il suo volto si illumin¨° come non era mai accaduto prima, un sorriso ampio e genuino gli attravers¨° le labbra, trasformando il suo solito sguardo preoccupato in un¡¯espressione radiosa. Gli occhi brillavano di speranza, come se il cielo infinito attorno a loro riflettesse la gioia che sentiva. Si raddrizz¨° leggermente, riempiendo il petto d¡¯aria fresca, quasi volesse gridare al mondo che ce l¡¯avrebbero fatta.
Ma quella gioia dur¨° poco. La concentrazione torn¨° a impadronirsi di lui, e il sorriso si fece pi¨´ serio. Gelsomina era l¨¤ fuori, in pericolo, e lui non si sarebbe fermato davanti a nulla per salvarla. Con voce ferma, sicura di s¨¦, disse a Valantz: "Non importa cosa troveremo. Far¨° qualsiasi cosa per salvare Gelsomina."
Valantz lo guard¨° di sottecchi, accennando un mezzo sorriso. "Non ci sar¨¤ bisogno di combattere contro quell''orco," rispose, indicando qualcosa davanti a loro. "Guarda laggi¨´."
Aster segu¨¬ il gesto e sgran¨° gli occhi. Una torre si stagliava nel bel mezzo di una vasta pianura desolata, avvolta da un¡¯aura di inquietudine. Era altissima, cos¨¬ imponente che sembrava voler sfidare il cielo stesso. Le sue mura erano crepate e annerite, come se il tempo e le battaglie avessero lasciato segni profondi. Eppure, nonostante il suo aspetto decadente, emanava una maestosit¨¤ terrificante, una presenza che sembrava opprimere chiunque la guardasse. Era abbandonata, ma ogni pietra pareva sussurrare storie di sofferenza e pericolo.
"La scia punta alla vetta di quella torre," continu¨° Valantz. "Se la scia ¨¨ ancora visibile, significa che Gelsomina ¨¨ viva. Ma ¨¨ anche in pericolo pi¨´ che mai."
"Perch¨¦?" chiese Aster, il cuore stretto in una morsa.
"Quella torre..." Valantz prese un respiro profondo. "¨¨ il nido di un Shyvrakth, una creatura che non vorresti mai incontrare."
Aster lo fiss¨°, confuso. "Un Shyvrakth? Cos¡¯¨¨?"
Valantz lo spieg¨° con voce grave. "¨¨ un rapace delle tenebre. Gigantesco, feroce, e assetato di carne. Le sue piume sono nere come la notte, cos¨¬ spesse da sembrare piastre d¡¯armatura. Le sue ali possono generare tempeste, e il suo becco... be¡¯, ¨¨ affilato come mille spade, capace di frantumare persino la roccia. Non combatte per difendersi. Combatte per il piacere di uccidere."
Aster sent¨¬ un brivido corrergli lungo la schiena, come se l¡¯aria attorno a lui fosse improvvisamente diventata pi¨´ fredda. La paura si insinu¨° nei suoi pensieri, facendolo tremare.
"Stai... stai dicendo che potrebbe attaccarci in qualsiasi momento?" chiese con un filo di voce.
Non ebbe bisogno di una risposta. Un verso stridulo e raccapricciante squarci¨° l¡¯aria, facendo vibrare ogni fibra del suo essere. Era un suono acuto e gutturale, simile al grido di un¡¯anima dannata, accompagnato da un¡¯eco che sembrava provenire dalle viscere della terra. Quel verso trasudava morte e malvagit¨¤, facendo rabbrividire persino Nyxial.
Tutti e tre si voltarono verso la fonte di quel suono. In lontananza, un¡¯ombra gigantesca si stagliava contro il cielo azzurro di mezzogiorno. Le ali del Shyvrakth si aprirono, coprendo quasi met¨¤ dell¡¯orizzonte, mentre la sua figura si delineava. I suoi occhi scintillavano di un blu notte, freddi e implacabili.
Capitolo 10: Valantz & Nyxial Vs il Shyvrakth
Valantz, invece di lasciarsi sopraffare dal timore, sorrise con aria di sfida. "Nyxial, puntalo."
Nyxial nitr¨¬, il suono profondo e potente, liberando dense ombre dalle narici e fiamme crepuscolari dalla bocca. Senza esitare, acceler¨°, lanciandosi verso la creatura a una velocit¨¤ impressionante. Il Shyvrakth, a sua volta, si tuff¨° verso di loro, spalancando il suo becco terrificante, lungo e affilato come una lama seghettata, dai bordi ricoperti di un inquietante liquido nero che gocciolava come pece.
Poco prima dell¡¯impatto, Valantz alz¨° una mano al cielo e grid¨°: "Thalmyr!"
Un fulmine squarci¨° le nubi sopra di loro, illuminando il cielo per un istante. La scarica colp¨¬ la mano di Valantz, che, come per magia, si trov¨° a stringere un martello. L¡¯arma era gigantesca, dalla testa scintillante, decorata con rune antiche che brillavano di una luce azzurra pulsante. Il manico sembrava fatto di una lega d¡¯argento e ossidiana, e l¡¯energia che emanava era quasi tangibile, come se fosse un¡¯estensione della furia di una divinit¨¤.
Con un grido di battaglia, Valantz colp¨¬ con tutto il suo vigore. Il martello si abbatt¨¦ sul becco del Shyvrakth, che sembrava un¡¯arma letale a s¨¦ stante. Era nero, solcato da venature rosse, e la superficie era cos¨¬ affilata da far rabbrividire chiunque lo guardasse. L¡¯impatto fu devastante: il becco si spezz¨° con un suono agghiacciante, simile al crepitio di ossa frantumate.
La creatura emise un urlo straziante, poi perse i sensi e precipit¨° verso terra come un masso.
Valantz, ancora soddisfatto del colpo, abbass¨° lo sguardo per vedere il mostro cadere, ma fu allora che il suo sorriso si trasform¨° in shock. Poco sotto di lui, Aster stava precipitando nel vuoto, urlando disperato.
"Di nuovo?!" sbott¨° Valantz, esasperato.
Nyxial sbuff¨°, rilasciando un¡¯ondata di ombre irritate. "Degli elfi non ci si pu¨° proprio fidare," comment¨° con tono sarcastico.
Senza aspettare ordini, il pegaso si tuff¨° in picchiata. Con agilit¨¤ e prontezza, Valantz afferr¨° Aster un attimo prima che fosse troppo tardi, issandolo di nuovo sulla schiena di Nyxial. Aster, pallido come un vampiro, sembrava sul punto di vomitare, ma con un filo di voce riusc¨¬ a dire:
"Grazie... Grazie a entrambi..."
Atterrarono infine sulla cima della torre, dove un immenso nido li aspettava. Fatto di rami intrecciati e ossa spezzate, sembrava una trappola pronta ad accogliere chiunque osasse avvicinarsi.
Il nido torreggiava sopra di loro come una fortezza spettrale, persino pi¨´ alto di Nyxial, il pi¨´ imponente dei tre. Rami nodosi e ossa spezzate si intrecciavano a formare una barriera naturale, acuminata come un muro di lance, un ostacolo insidioso che impediva a Nyxial di atterrarvi senza rischiare di ferirsi le ali.Support the creativity of authors by visiting the original site for this novel and more.
Aster si volt¨° verso Valantz, la voce carica di speranza e ansia.
"Sei sicuro che sia l¨¬ dentro?"
Valantz annu¨¬ con fermezza. "S¨¬, la scia di note non mente. Gelsomina ¨¨ qui."
Aster non perse altro tempo. Si avvicin¨° al nido e cominci¨° ad arrampicarsi, afferrando con mani sicure i rami e le ossa che componevano quella struttura mostruosa. Ogni appiglio era insidioso, ogni presa minacciava di cedere sotto il suo peso. E infatti, un passo falso fu sufficiente: un ramo si spezz¨° di colpo sotto il suo piede, facendolo scivolare all¡¯indietro. Con un riflesso disperato, si aggrapp¨° a un osso enorme, pi¨´ grande di lui.
Un errore.
L¡¯osso, seghettato e affilato come una lama di pietra, gli squarci¨° il palmo della mano con un taglio profondo. Aster trattenne un grido e strapp¨° via la mano ferita dall¡¯osso, il sangue sgorg¨° copioso... e in quel momento vide comparire davanti a s¨¦ una barra rosso sangue. Si svuot¨° lentamente, di poco, ma abbastanza da farlo trasalire.
"Ancora questa..." sussurr¨°.
Era la seconda volta che la vedeva, ma la prima era svanita cos¨¬ in fretta da non lasciargli il tempo di capirla. Ora, invece, pot¨¦ osservarla meglio: nessun numero, nessuna indicazione precisa, solo una barra riempita di sangue, con una singola scritta alla sua sinistra.
Vita
Aster strinse i denti e ignor¨° il dolore. Il sangue che colava dalla sua mano si dissolveva nell¡¯aria in una pioggia di numeri e dati scintillanti prima ancora di toccare il suolo. Ignorando il fenomeno, si rialz¨° e con determinazione prosegu¨¬, fino a superare finalmente la barriera letale del nido.
Ma Gelsomina non era l¨¬.
O almeno, non la vedeva.
Il nido era un¡¯orribile distesa di carcasse putrefatte e scheletri di ogni forma e dimensione. Teschi sbiancati dal tempo, alcuni umani, altri di creature sconosciute, erano incastonati tra le maglie del nido, come trofei di una caccia spietata. Vecchie armature, corrose dalla ruggine e spezzate dai colpi di un predatore pi¨´ forte, giacevano disseminate tra le piume nere del Shyvrakth. Spade spezzate, scudi ammaccati e pugnali scheggiati facevano pensare a guerrieri che avevano tentato la sorte contro il mostro... e avevano fallito.
L¡¯odore era insopportabile.
Un miasma di carne marcia e sangue rappreso, mescolato a quel tanfo acre e soffocante tipico dei necrofagi, impregnava l¡¯aria. Ogni respiro era un tormento, un assalto ai sensi. Aster dovette coprirsi il naso con la mano ancora sanguinante, mentre il suo stomaco si contorceva in una morsa di disgusto.
Con il cuore in gola, inizi¨° a scavare tra i resti, gettando via con foga piume luride e ossa spezzate.
"Gelsomina!" la chiam¨° pi¨´ volte, ma nessuna risposta.
L¡¯ansia si insinu¨° nella sua mente come un veleno. Sapeva che era viva... ma in che condizioni? Se fosse stata in fin di vita? Se non fosse riuscito a trovarla in tempo? Il pensiero lo spinse a frugare ancora pi¨´ velocemente tra quella distesa di morte.
Fu allora che le sue dita toccarono qualcosa di inaspettato.
Non ossa, non piume, non rottami di battaglia.
Un medaglione.
Lo estrasse con cautela, osservarlo gli fece gelare il sangue nelle vene. Era un talismano dalla forma grottesca: un volto scolpito in un materiale scuro e lucido, simile all¡¯ossidiana, con occhi larghi e vuoti, una bocca stirata in un sorriso grottesco che sembrava oscillare tra il beffardo e il malvagio. Intarsi dorati ne decoravano i bordi, conferendogli un aspetto prezioso... e al tempo stesso maledetto. Sembrava ridere di lui, come se contenesse un¡¯anima intrappolata.
Senza pensarci troppo, Aster lo infil¨° nella tasca del pantalone e si volt¨° per riprendere la ricerca.